La congestione nasale è uno dei sintomi più frequenti riferiti al medico di famiglia ed è spesso spia di disturbi delle vie respiratorie superiori, come rinite allergica, raffreddore, rinosinusite e polipi nasali. La congestione nasale può essere anche favorita dall’ostruzione fisica dei passaggi nasali a causa, per esempio, di una deviazione del setto nasale o di un ingrossamento delle adenoidi.
In caso di rinosinusite, a essere interessata dalla congestione non è solo la mucosa nasale, ma anche quella dei seni paranasali, ovvero cavità piene d’aria scavate nelle ossa della faccia e comunicanti con il naso.
Quali sono le cause principali della congestione dei seni paranasali
Il principale meccanismo alla base della congestione dei seni paranasali è l’infiammazione delle mucose che determina l’aumento delle secrezioni e il gonfiore dei tessuti.
La rinosinusite, comunemente chiamata sinusite, è sempre preceduta da una patologia nasale, tipicamente un’infezione virale come il raffreddore comune, che si estende ai seni, infiammando e gonfiando le membrane che li rivestono, tanto da ostruire i piccoli passaggi che li collegano al naso e da provocare così dolore e infiammazione. L’ostruzione dei seni favorisce inoltre il ristagno di muco che può venire inquinato da germi, determinando spesso un’infezioni batterica secondaria.
Sintomi della congestione dei seni paranasali e come riconoscerli
La sinusite viene tipicamente classificata come acuta o cronica, a seconda della durata dei sintomi.
La sinusite acuta va sospettata quando un raffreddore dura più di un paio di settimane e si risolve entro 30 giorni. I sintomi caratteristici sono naso chiuso, perdita di muco dal naso, senso di pressione al volto, soprattutto quando ci si china, e dolore facciale (mal di testa frontale, agli occhi, a naso e zigomi e/o all’arcata dentale superiore, a seconda del seno paranasale infiammato).
In caso di sinusite cronica, che ha una durata superiore a 12 settimane, oltre ai seni paranasali congestionati, alle secrezioni nasali e al senso di pressione alla faccia, possono manifestarsi altri disturbi come la discesa di catarro in gola e la conseguente tosse e una diminuzione dell’olfatto e del gusto.
Soluzioni farmacologiche e non per liberare i seni paranasali
L’umidificazione delle vie aeree superiori, per esempio con suffumigi caldi, e i lavaggi nasali sono sempre utili per contrastare la congestione dei seni paranasali. A questi, in caso di sinusite acuta, il medico può associare una terapia farmacologica con steroidi per via inalatoria, che aiutano a ridurre il gonfiore della mucosa nasale, ed eventualmente con farmaci decongestionanti, da usare con cautela e comunque solo per pochi giorni. Se il medico arriva a una diagnosi di sovrainfezione batterica, si ricorre a un trattamento antibiotico, che può essere preso in considerazione anche per le sinusiti croniche.
Per favorire la fluidificazione delle secrezioni nasali e la loro rimozione si possono utilizzare anche spray e gocce a base di sostanze come il resveratrolo, che aiutano a ridurre i sintomi della congestione, facilitando la respirazione.
L’importanza dei lavaggi nasali
I lavaggi nasali sono spesso la prima linea di intervento in presenza di congestione di naso e seni paranasali e sono molto utili anche a scopo preventivo. Hanno lo scopo di decongestionare le cavità nasali e consentire una corretta respirazione. Possono giovare in presenza di raffreddore, ma anche nel caso di sinusiti. Per eseguire i lavaggi nasali si usa una soluzione salina, che può variare in composizione e concentrazione, erogata attraverso vari dispositivi, come docce nasali, spray e flaconcini monouso, particolarmente pratici e igienici in quanto si riduce il rischio di contaminazioni.
Per trarre vantaggio dai lavaggi nasali e favorire il drenaggio del muco è fondamentale effettuarli in modo corretto. Prima di utilizzare il prodotto occorre soffiare bene il naso. Una volta inserito il beccuccio dell’erogatore nella narice, erogare la soluzione con decisione in modo che il liquido passi nella narice adiacente trascinando il catarro. Ripetere poi l’operazione con l’altra narice.
Congestione dei seni paranasali: quando consultare un medico
La congestione dei seni paranasali dovuta alla sinusite si risolve in genere nell’arco di una decina di giorni. Se ciò non accade, è bene consultare il proprio medico in quanto si corre il rischio non solo che diventi cronica, ma anche che si verifichino delle complicanze. È bene consultare il proprio medico anche in caso di sintomi particolarmente intensi o che peggiorano dopo un iniziale miglioramento, se la febbre persiste per più di 3-4 giorni e se si sono verificati più episodi di sinusite nell’ultimo anno.
Complicanze della congestione cronica dei seni paranasali
La sinusite cronica può dar luogo a diverse complicanze, oggi molto rare grazie a tecniche diagnostiche sempre più raffinate e ad antibiotici a largo spettro.
Le possibili complicanze si verificano quando il processo infettivo si estende alle cavità interne del cranio (intracraniche) o extracraniche (orbite). Nel primo caso si possono sviluppare ascessi o può svilupparsi una meningite. Se sono interessate le orbite si rischiano la cellulite orbitaria, ovvero un’infiammazione acuta che interessa il tessuto adiposo periorbitario, o complicazioni ossee, come l’osteomielite del seno frontale.
Prevenzione della congestione dei seni paranasali: consigli pratici
Per ridurre il rischio di congestione dei seni paranasali, si possono mettere in atto alcuni accorgimenti. I principali sono:
- lavarsi le mani
- evitare lo stretto contatto con persone raffreddate
- non fumare
- umidificare l’ambiente in cui si vive.
Inoltre, può essere utile praticare lavaggi nasali con soluzione salina isotonica, seguendo le indicazioni del medico. In questo modo si igienizzano a fondo le cavità nasali, rispettando la fisiologia della mucosa nasale e mantenendo il corretto stato di idratazione.
Infine, il medico può consigliare l’assunzione di integratori alimentari a base di ingredienti che contribuiscono alla normale funzionalità del sistema immunitario, come per esempio zinco e vitamina C.